Set 6


Set 1

Mag 1

Lo chiamavano il genio perchè inventava numeri eccezionali. Il più bello, il più grande, il più importante è senza dubbio il gol nella finale di Champions League del ‘94 contro il Barcellona di Cruijff.
Elegante, veloce e preciso: Dejan Savicevic!



Feb 3

Il primo pallone d’oro italiano! Faceva lanci millimetrici di 50 metri quando il pallone pesava tantissimo! E ad appena 20 anni conquistò la vecchia Coppa dei Campioni con il Milan di Rocco e di capitan Maldini.
Tutti gli italiani hanno visto almeno una volta nella loro vita il gol del 4-3 nella partita Italia Germania dei mondiali 1970!

Gen 21

E’ finita nel migliore dei modi la vicenda legata al trasferimento di Kakà al Manchester City. Il brasiliano dimostra, per ora, di essere un Uomo e non un mercenario. E’ pur vero che Kakà al Milan già guadagni fior di quattrini, ma al City avrebbe raddoppiato i suoi introiti.
Ma sono stati principalmente i tifosi a far riflettere Kakà, che ha sentito il forte affetto dei fans, e a fare di lui l’erede di capitan Maldini. A cominciare dalla partita di Sabato sera contro la Fiorentina: si giocava in un’atmosfera surreale in cui riecheggiavano continuamente e insistentemente cori di incitamento e affetto nei contronti della stella rossonera.
Ma l’apice è stato raggiunto nella giornata di Lunedi, interamente spesa a invogliare il campione a rimanere al Milan. Sotto le finestre dell’appartamento di Kakà c’è stato un continuo via vai di tifosi che sono stati salutati due volte dal giocatore prima che arrivasse l’annuncio definitivo della sua permanenza in rossonero.

Il messaggio dei tifosi

Invogliato dai tifosi, consigliato dai compagni di squadra, sostenuto dalla moglie Kakà ha deciso di restare al Milan e di rinunciare ai soldoni dello sceicco. Ed è stata la decisione giusta per molti motivi.
Il City non è una squadra con blasone e storia e non può garantire palcoscenici internazionali di grande valore. Inoltre le squadre non si costruiscono solo con i soldi e questo non è un concetto che farà tanto piacere a Cook e allo sceicco Mansour, che non ha potuto ottenere quello che voleva.
Ne guadagna il calcio italiano e la Serie A che non perdono uno dei migliori giocatori al mondo. E ne guadagna il calcio, visto che qualcuno ha ancora valori e sentimenti. Altri, presumibilmente, non avrebbero fatto la stessa scelta.

Finisce così, con Kakà che saluta i tifosi, la telenovela di una settimana che i tifosi rossoneri difficilmente dimenticheranno.

Kakà saluta i tifosi

Dic 30

E’ venuto il momento di citare nella nostra rubrica il giocatore più estroso che l’Italia ha avuto.
Due piedi che sfornavano parabole indimenticabili, dribbling ubriacanti e tocchi sopraffini. Classe ed eleganza, estro e forza di volontà. Chissà se il modo in cui giocava dipendeva dalla gamba destra più piccola della sinistra, o se ha ricevuto il dono divino. Chissà cosa avrebbe fatto senza i continui infortuni a quel ginocchio destro sempre più debole e pieno di dolori.

E per Baggio pubblichiamo anche il suo video di addio. Lascia il calcio abbracciato da un altro grandissimo del calcio mondiale, Paolo Maldini, e salutato da un San Siro che gli riserva una ovazione meritatissima per quello che ci ha fatto vedere…

Dic 27

Potenza, agilità, velocità, classe e precisione. Weah è stato il primo giocatore non europeo a vincere l’ambito Pallone d’Oro. Quando correva sembrava una pantera, i piedi sfioravano le punte dei fili d’erba e King George volava. Tirava grandi “mazzate” ma all’occorrenza piazzava il pallone con tocchi elegantissimi e fulminei. Il più grande giocatore africano della storia del calcio, uno tra i più grandi al mondo!

Dic 13

C’era una volta … iniziano tutte così le belle favole da raccontare, e magari anche sul calcio che era, appunto che era, un calcio fatto di  estrema passione che andava al di là di una curva, e trovava il suo battito più forte nel rettangolo di gioco; era il calcio fatto dalle bandiere, uomini prima e tifosi poi, infine calciatori, quelli che in campo giocavano per i sentimenti e non per il conto in banca, quelli che correvano sì ma appresso ad un pallone e non ad un assegno di un ricco petroliere, era il calcio che non è.
Ricordi e racconti di calcio che danno nostalgia anche a chi non c’era, si parlava di gente come Riva, Rivera, Boniperti, Bettega, Facchetti, Mazzola, Oriali, Conti etc. questi tra i nomi più menzionati che al pari di tutti gli altri faceno la storia del pallone ciascuno per la propria passione; oggi invece apri i maggiori quotidiani sportivi e per ogni calciatore leggi due nomi, il suo e quello del suo procuratore, dai un’occhiata e tra le coppie più menzionate leggi C. Ronaldo&Mendes ( Mendes poi lo trovi a fare da procuratore pure ai parcheggiatori fuori lo stradio), Ronaldinho&fratello, Ibrahimovic&Raiola, Lavezzi&Mazzoni, Mutu&Moggi A., Bechkam&Victoria, Shevchenko&kristen etc. Tutti uniti da un solo scopo: gonfiare il portafiglio, guadagnare tanto e andare tra le braccia del  miglior offerente, con la scusa poi di avvicinarsi a casa o di voler imparare un lingua nuova, o perchè la moglie è stufa di quel posto o perchè  il compagno di squadra guadagna di più e questa è un’ingiustizia, o perchè sono spiccioli un milione di euro e ne vuoi di più perchè sul mercato sei corteggiato.
Insomma una volta era più dura la vita del calciatore, oggi è più dura quella dei presidenti, soprattuto se non possiedi un pozzo di petrolio nel giardino dietro casa. Pallone una volta faceva rima con passione oggi fa rima con business; sarà che un tempo si era abituati a vedere un calcio con meno stranieri in cerca di fortuna, e più italiani che portavano avanti una fede che avevano fin da bambini quando giocavano nel cortile tra le macchine e con il famoso batti-muro, ma i tempi sono cambiati, e questo calcio dal 1995 con la fomosa sentenza di Jean Marc Bosman è diventato quello dei milioni, il calcio dei padroni si ma calciatori.

Eppure basta pensare che prima di quel tempo bastava un no di un presidente per tenersi stretto il proprio fuoriclasse, bastò un no del presidente anche per il grande Maradona  ostinato a trasferirsi a Marsiglia, un no che portò uno scudetto al Napoli, un no che oggi potrebbe pronunciare solo un calciatore. Un calcio passato che ci ha lasciato ricordi e qualche segno ancora vivo oggi quando il manto verde teatro di vinti e vincitori ancora viene calcato dai veri fuoriclasse quali Maldini, Del piero, Totti, e pochi altri, una vita con una sola maglia, quelli che il no lo hanno detto ai milioni in più  e qualcuno è andato anche in B; ma questi forse nel vile confronto con i colleghi mercenari non saranno calciatori, sono infatti le Bandiere.

Giulio Ferraioli

Dic 13

Ritorna la rubrica “Grandi Campioni” con Omar Sivori.
Grande campione, tocco sopraffino, facilità di dribbling ma indiciplinato fino all’osso. Con i calzettoni abbassati in segno di sfida, se li alzava non riusciva a giocare!

Dic 2

Campione d’Italia, d’Europa e del Mondo con il Milan. In Italia ha giocato anche con la Sampdoria ed ha vinto un pallone d’oro!



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